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di Maria di Matteo Carissimi, vi scrivo per raccontarVi che ho scaricato e letto il nuovo piano triennale Cnipa.... Per i non sapenti, il piano triennale Cnipa sarebbe il documento dove c'è scritto quanto e come gli enti del governo di questa giovane repubblica spenderanno in sistemi informativi. Dunque ecco qualche riflessione in proposito, condensata in un articoluccio che ho scritto per l'occasione.... "Secondo il piano triennale predisposto da CNIPA per il triennio 2007 – 2009, la previsione di spesa legata al fabbisogno ICT della P.A. Italiana ammonta a 2,254 miliardi di Euro. La maggior voce di spesa, pari a circa il 33% del totale, è costituita dall’acquisto e manutenzione del software applicativo, per 675 milioni di Euro. Se pensiamo che, ad esempio, tutto il mercato italiano dell’Home Entertainment, ovvero la somma di tutti i supporti fonografici, DVD e video cassette vendute a privati, vale circa 1.300 Milioni di Euro l’anno e che il complesso del mercato discografico vale circa 300 Milioni di Euro, ci rendiamo conto della rilevanza delle cifre in gioco. Siamo consapevoli che la mera lettura delle cifre non è sempre significativa, tuttavia non possiamo fare a meno di evidenziare un dettaglio. Anche nel 2001 la spesa per l’acquisto e la manutenzione del software applicativo era pari a 675 Milioni di Euro, mentre con l’istituzione della “commissione per il software a sorgente aperto -open source- per la Pubblica Amministrazione”, saremmo stati portati ad attenderci una progressiva variazione in negativo almeno dei costi legati all’acquisizione di licenze software. Risulta difficile non esprimere un dubbio sull’effettivo cambiamento e sui risultati degli ultimi cinque anni. D’altra parte abbiamo imparato tutti che open source = gratis è una visione estremamente semplicistica che spesso non corrisponde alla realtà. Prima di tutto passare all’open source significa cambiamento e i cambiamenti hanno sempre un costo, specialmente quando questi coinvolgono un numero rilevante di operatori. In secondo luogo, anche l’open source ha i suoi modelli di business, che sono spesso basati sulla fornitura gratuita del software di base e di un complesso di semilavorati che vengono adattati ed assistiti a titolo oneroso. In sostanza, se ci attendessimo di diminuire drammaticamente i costi del software applicativo passando improvvisamente tutto su linux, commetteremmo soprattutto l’errore di creare una grande aspettativa seguita da una grandissima delusione.
Perchè dunque si dovrebbe adottare software open source e favorirne la diffusione e lo sviluppo? Open source significa soprattutto la considerazione di un modello alternativo di sviluppo, che consente ad una moltitudine di professionisti ed imprese di superare, collaborando, delle barriere all’ingresso in mercati che sarebbero, allo stato attuale, inaffrontabili. Se è vero che il benessere generalizzato della popolazione e l’equa distribuzione delle ricchezze sono indici di civiltà e che tali condizioni sono favorite dal sussistere delle pari opportunità per tutti gli individui di un sistema, non possiamo non riconoscere al modello di sviluppo open source una affinità con i migliori valori della tradizione Europea. Dunque la scelta non è tanto legata al risparmio sui costi di licenza, ma soprattutto è legata ad una modalità consapevole delle conseguenze che si generano nel sistema paese scegliendo di destinare le risorse per il mantenimento e lo sviluppo tecnologico della pubblica amministrazione in un modo piuttosto che un altro. In un paese come l’Italia, che conta circa 5 milioni di società, la maggioranza delle quali sono piccole e medie imprese, il reperimento dei capitali che spesso servono per iniziare e sviluppare una impresa competitiva sul mercato IT, mercato globale per eccellenza, è molto più difficile che in parecchi altri luoghi del mondo. Dunque la scelta alla quale ci si trova davanti è quella tra pagare costi di licenza, che spesso finiscono nelle tasche di società di proprietà estera, oppure intraprendere la strada dello sviluppo di un nuovo mercato interno che possa nel tempo aprire le proprie strade verso il mercato estero, realizzando e valorizzando le proprie eccellenze. Open source non è dunque solo software gratuito, ma una grande occasione di crescita e promozione economica e sociale che potrebbe trovare un supporto ed una guida proprio nella necessità di nuove infrastrutture imposta dai tempi. " Ecco.... se volete rabbrividire ulteriormente potente andare a scaricare il piano triennale: http://edit.aipa.it/site/it-IT/Attivit%C3%A0/Pianificazione_e_Razionalizzazione/Il_Piano_Triennale/ Una cosa che ho notato è che, alla faccia del decreto Stanca e tutto il resto, c'è una bellissima voce di costo che dice "Hardware e Software di base" .... come dire che il ferro ha sempre un sistema operativo a pagamento.... Mah... meditate gente.... Saluti perplessi |