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B = bellezza di un senso del nostro esistere. |
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giovedì 21 giugno 2007 |
Lettera agli Autori di Fascia B di Renato PARETI. Cari colleghi, durante questo periodo preelettorale ho sentito e letto tante parole dette e scritte per convincere a votare l’una o l’altra lista, ma ancora ho la sensazione di vivere indietro almeno di dieci anni. I proclami sono sempre gli stessi e mi rimane soltanto la fastidiosa sensazione che la lotta sia solo tra i campionamenti e la ripartizione analitica. Ma in questo decennio il “sistema musica” è completamente cambiato e la Siae è in balia di pulsioni interne ed esterne che disegnano un grafico tutto a sfavore del giusto ricavo per le opere frutto dell’ingegno. Prima dei proclami e delle nostalgie occorrerebbe capire come mai siamo arrivati quasi a ridicolizzare la figura del creativo musicale che, a parer di molti, è un privilegiato che fa una canzoncina e si porta a casa i miliardi. La spiegazione è a monte del creativo stesso e nasce dal disinteresse sociale e politico che una nazione ha di coltivare talenti che creino una cultura musicale. Non esiste una regola che favorisca la crescita di tale cultura in modo almeno paritario a quella straniera. Non si blocca il peer to peer, così le cartelle condivise in rete diventano centinaia di migliaia di copie invendute. Non si legifera sulle suonerie, né sui principi di limite della rete. Non si scende con l’IVA per aiutare il settore, tanto per fare alcuni esempi. Se uno Stato non difende l’ingegno di una persona, se non ne favorisce lo sviluppo, se non lo premia, che può fare una società che tenta di amministrare l’ingegno stesso? Quali regole deve o può applicare perché ci sia una giusta remunerazione delle opere dell’ingegno? Il giusto sarebbe che ad ogni creativo venissero dati la remunerazione ed il rispetto che le sue opere hanno prodotto e in una materia così complessa non si può parlare di un tot a chilo o della speranza di entrare in una “campionatura”. Sono pochi i privilegiati che si esibiscono o eseguono per molti e sono tanti che suonano ed eseguono per pochi. Che si fa? Una Siae per due-trecento persone? O la Siae dev’essere per tutti in proporzione?
Si dice che la ripartizione analitica sia estremamente costosa e favorisca i disonesti. Mio Dio e il campionamento chi favorisce? I Santi? E se vogliamo parlare di costi … che ce ne facciamo di tutti gli immobili che la Siae possiede (non noi, la Siae! Ma la Siae non siamo noi?) per gli utili che ha maturato, se il suo personale è insufficiente, i controlli sulle varie onestà di ripartizione o di campionamento effimeri, l’informatizzazione scadente? Ma chi c’era al governo della Siae quando è nato il computer? Chissà se ha pensato che poteva rivoluzionare tutto? Oggi l’autore sa ancora meno di prima, quando un editore onesto o disonesto gli dettava le regole. Oggi l’autore si lamenta sempre perché i suoi ricavi diminuiscono semestre per semestre e se la prende con la Siae, ma sta a casa sua e continua a comporre nel piccolo o grande prato che gli è rimasto sperando nei miracoli. E’ soprattutto colpa sua se le cose non vanno come vorrebbe. Fa lo stesso errore della nazione di cui sopra, non ha il desiderio, né la sensazione di sé come produttore d’ingegno di cui la collettività beneficerà a seconda del gradimento che incontrerà. E’ in balia di tutto e, invece di essere la prima ruota del carro non è nemmeno più quella di scorta. E’ soltanto un gommino. Ci vuole una rivoluzione autorale culturale globale. Quindi scendiamo in piazza e facciamoci sentire, perché stando a casa le cose non cambiano e nessuno meglio di noi può farlo. Votiamo per amore di noi stessi, per la bellezza di un senso del nostro “esistere”! Se invece si deciderà che il creativo musicale non debba avere nessun diritto, sino ad una certa cifra, per ciò di cui è autore, allora facciamo una Siae solo per i grandi numeri, per i network radiofonici e televisivi a cui abbiamo regalato musica e potere da venti anni, ai grandi editori che sono diventati grandi con le opere dell’ingegno degli autori, mettiamo nel consiglio di amministrazione degli esperti di marketing e le multinazionali, così potremo, in tanti, scrivere la nostra ultima canzone. Ciao, a domenica 24 giugno |
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