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di Giovanni D’ammassa Prendo spunto dall'articolo di Roberto Perotti, ricercatore all'IGIER - Università Bocconi di Milano, pubblicato sul Il Sole 24 Ore del 7 febbraio scorso, per alcune riflessioni in merito alle certe credenze mitologiche consolidate, non si sa per quale motivo (se non, forse, per una continua errata informazione) nel pubblico, in merito al diritto d'autore. Ma prima di iniziare, non resisto: ciò che più mi stupisce è la presunzione di alcuni di poter scrivere su argomenti che non conoscono. La conclusione è matematica: partendo da premesse errate, si giunge a conclusioni, ovviamente, errate. Così, scorrendo l'articolo di Perotti, teso a dimostrare l'inutilità della proprietà intellettuale, si legge: "partiamo dal caso più semplice, il copyright artistico...". Bene, allora l'autore intende parlare dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, come enunciati dall'art. 80 della legge sul diritto d'autore, altrimenti non saprei come spiegare l'accostamento del termine "copyright", che indica il sistema giuridico di derivazione anglosassone a tutela degli autori delle opere dell'ingegno (sarebbe stato meglio, e più corretto, utilizzare il termine "diritto d'autore" qui in Italia...) con il termine "artistico", che nella nostra materia (che avrete già capito, a me molto cara), indica gli "artisti", come sopra definiti, peraltro soggetti titolari di diritti "connessi" al diritto d'autore. Diritti diversi dai diritti attribuiti all'autore. Ma, caro d'Ammassa, perché questa meticolosità terminologica? Perché, rispondo, si sta scrivendo sul maggior quotidiano economico nazionale, un minimo di precisione nel linguaggio magari... ma sorvoliamo, "copyright artistico" ci piace...
"...cioè la proibizione di copiare, rivendere o utilizzare in pubblico un cd o un dvd" continua l'autore. Scusi, ma dove è scritto? In quale legge? Quella sul diritto d'autore? A me pare, da una semplice lettura (che forse l'articolista ha "sorvolato" di fare), che nella legge sul diritto d'autore ci sia scritto qualcos'altro. Ma tant'è, si vive di miti, no? "...che di fatto attribuisce al produttore un diritto di monopolio". Interessante, io pensavo che fossero attribuiti agli autori (o agli artisti interpreti, o ai produttori di fonogrammi, o agli altri soggetti considerati dalla legge), diritti esclusivi sull'utilizzazione della propria opera. Ma non stavamo parlando degli artisti intepreti ed esecutori? "Copyright artistico"... I produttori allora cosa centrano? Qui mi sembra che manchi un passaggo, forse si sottintende che gli artisti abbiano ceduto i propri diritti al produttore (di fonogrammi o di opera cinematografica o assimilata) e quindi il produttore ne sia diventato titolare. No, mi sbaglio, forse l'autore, usando il termine "attribuzione", pensa che i diritti di cui si parla (ma quali, quelli degli autori o degli artisti?) sorgano in capo ai produttori in via originaria. Ma, nella legge sul diritto d'autore, non c'è scritto questo (e sono due...) "L'argomento usuale della Siae e della sua controparte americana, la Riaa...", continua Perotti. Come, scusi? Ho capito bene? Ma la S.I.A.E. è una società di gestione collettiva di autori ed editori (titolari di diritti d'autore), mentre la Riaa è una associazione di produttori di fonogrammi, titolari di diritti connessi al diritto d'autore, e clienti delle società di gestione collettiva degli autori... oh mamma mia, qui la situazione si fa sempre più confusa. "...è che questo monopolio permette agli autori di recuperare i costi fissi per produrre una canzone. In sua assenza, molte opere d'arte non verrebbero prodotte, e il mondo sarebbe più povero culturalmente. Ma questo è falso.". Sempre peggio. La confusione sta raggiungendo i massimi livelli. Autori che hanno costi fissi per produrre una canzone. Quindi, l'autore, scrive, interpreta e fissa la propria interpretazione su di un supporto, sostenendone tutti i costi. Ma se io sono un autore puro, e non interpreto le mie canzoni? E se la fissazione delle interpretazioni dell'artista le fa un altro soggetto, come, un esempio a caso, il produttore? Io, autore, di cosa campo? Delle royalties delle vendite dei dischi? Ma quelle le prende l'artista... Che Perotti non conosca assolutamente la filiera della musica (che non conosca la differenza tra diritto d'autore e diritti connessi, tra autore, artista interprete ed esecutore e produttore di fonogrammi l'abbiamo ormai capito), come probabilmente non la conoscono i sig.ri Michele Boldrin e David Levine ("due economisti della Washington University di St. Louis" le cui tesi Perotti sposa in pieno), è confermato dalla seguente (perentoria) affermazione: "abolire il copyright non significa che un artista non possa vivere del proprio lavoro. Se un cd di Madonna potesse essere copiato e rivenduto liberamente, la prima copia costerebbe molto più del prezzo attuale, perché porta con sé il diritto di rivendere il contenuto a qualsiasi prezzo il mercato accetti. Le copie successive scenderebbero progressivamente di prezzo.". E poi: "i profitti degli autori sarebbero in ogni caso sufficienti per coprire i costi iniziali e offrire una remunerazione aggiuntiva; verrebbero però grandemente ridotte le enormi remunerazioni dei cantanti e attori di punta". Prima gli artisti, poi gli autori, ma questa confusione Perotti proprio non se la vuole levare... Ma qui si da' il massimo: "per chi crede nel mercato, ma non riesce a riconciliarsi con l'idea che un'artista possa guadagnare milioni per cantare mentre si fa crocifiggere su una struttura di vetro pensando di fare chi sa quale operazione culturale, oppure per fare monologhi più o meno incoerenti alla televisione, la soluzione non è la censura (che non funziona mai), ma l'abolizione del copyright". Si potrebbe dire lo stesso di certe consulenze milionarie di professori universitari... E questi autori e artisti che diventano milionari, proprio non ci si dorme la notte! E dopo alcune ulteriori considerazioni, l'autore conclude "questi sono argomenti delicati, che richiedono un dibattito serio e rigoroso". Si certo, con persone che sanno di cosa stanno parlando (se mi permettete). "Per ora potremmo accontentarci di un passo più modesto ma significativo. Se il ministro Bersani cerca già idee per la prossima lenzuolata, eccone una: ministro, abolisca la Siae". Vi invito a leggere la replica del Presidente della S.I.A.E. Giorgio Assuma, densa di ironia (ma come poteva essere altrimenti?) sul sito dell'Ente, all'indirizzo http://www.siae.it/edicola.asp?view=4&open_menu=yes&id_news=5184.
Mi limito ad alcune brevi e schematiche riflessioni: 1) c'è un fervore contro il diritto d'autore, sicuramente legato a interessi lobbystici (a molti, che guadagnano dall'offeta di contenuti, farebbe comodo non dover pagare i titolari dei diritti), ma che vede nelle sue cause principali una assoluta ignoranza della materia e delle ragioni storiche che giustificano, ancora oggi, l'esistenza di questa architettura giuridica. Questa produce un sistema LIBERO: in parole povere, la legge non fa che riconoscere a chi crea un opera dell'ingegno, tradizionalmente individuate con le opere prive di utilità industriale ma atte a suscitare EMOZIONI nel percipiente, la piena proprietà della stessa, e, di conseguenza, le modalità di circolazione nel pubblico. Che l'opera possa circolare liberamente, o soggetta a regole sul suo sfruttamento, è una decisione dell'AUTORE, e altrimenti non può essere. Ed è una decisione che deve essere rispettata. 2) perché autori e artisti non possono diventare ricchi, se sono bravi, se le loro opere accompagnano la nostra esistenza rendendocela più piacevole e regalandoci EMOZIONI? L'esistenza umana senza musica, senza letteratura, senza arti figurative, ecc. che esistenza sarebbe? Una moltitudine di autori vive sui proventi che derivano dallo sfruttamento delle loro opere, e la tranqullità economica consente loro di continuare a creare. Pochi, caro Perotti, diventano veramente ricchi, molti vivono dignitosamente, moltissimi sono costretti semplicemente a fare un'altro lavoro... 3) Mi chiedo come si fa a sostenere che il diritto d'autore impedisca la nascita di un mercato concorrenziale? Incredibile... un economista, come presumo Perotti sia (il curriculum è di tutto rispetto) che mi cade sulla propria materia... come dicevo, da premesse errate si giunge a conclusioni errate. Ahimè. Forse Perotti non sa che l'offerta di prodotti musicali è immensa e concorrenziale? Che basta navigare un attimo in Internet che si trova di tutto e di più, in vendita, gratuitamente, in streamimg o in download. E che il mercato, grazie al diritto d'autore e ai diritti a esso connessi, che tutela gli investimenti (enormi) che si fanno su di un artista o su di un autore, cresce sempre di più? Con tutti i vantaggi per il consumatore... Ed ecco alcuni miti: 1) autore = artista: NO! Sono due figure diverse, che possono anche coincidere (vedi i cd. "cantautori"), soggetti di diritti diversi riconosciuti dalla legge sul diritto d'autore. L'autore crea l'opera dell'ingegno, l'artista la esegue e la interpreta. 2) diritto d'autore come tassa: no, è il compenso che spetta agli autori (se lo vogliono) per l'utilizzazione delle loro opere creative, "lo stipendio dell'autore", come molti lo definiscono. 3) S.I.A.E. = RIAA: la differenza (enorme) tra le due società l'abbiamo già spiegata sopra. 4) il diritto d'autore impone una circolazione economica delle opere: no, attribuisce un potere al titolare di decidere le modalità di circolazione, che possono essere soggette al versamento di compensi, oppure no (vedi p.e. le licenze Creative Commons). 5) la musica e le altre opere dell'ingegno, in quanto prodotti culturali, sono beni a disposizione dell'umanità e quindi devono circolare gratuitamente. A questa affermazione, rispondo così: allora perché l'acqua, che è un bene primario necessario per la sopravvivenza del genere umano (mentre le opere dell'ingegno non lo sono), non è gratuita? Perché il cibo, bene primario necessario per la sopravvivenza del genere umano, non è gratuito? Perché non si fanno campagne sui media affinché l'acqua sia a disposizione di tutti in forma gratuita? Qualcuno è in grado di rispondermi?
P.S. Caro Perotti, se vuole una lezione di diritto d'autore, sono a disposizione. A titolo gratuito, naturalmente... |